In autostrada usa la terza corsia

cultura stradale

di Leonida Valeri

È un gran scocciatura guidare sulle autostrade italiane a tre corsie di marcia. Nonostante le campagne d’informazione, gli avvisi giornalieri su Isoradio, gli appelli degli addetti ai lavori, nulla cambia da decenni. Ma proprio nulla. Così ti ritrovi a viaggiare paciosamente alla velocità consentita dal Codice sulla una bella e assolata lingua d’asfalto a tre corsie, ma ti passa subito il buon umore, perché al centro avvisti un torpedone di auto che genera traffico. E a destra? Nessuno, a parte tu. La corsia dove bisognerebbe per regola circolare, rimane vuota.

Gli investimenti per allargare le autostrade sono vanificati dall’ignoranza del Codice

Proprio così. C’è costato un occhio della testa ampliare le arterie autostradali su e giù per lo Stivale. Ma, niente: soldi buttati. Tanto le terze corsie nessuno le usa. Di più: in pochi sono consapevoli che, non facendolo, trasgrediscono il Codice della strada. Questo grande sconosciuto, all’articolo 143, comma 5, dice che l’automobilista «deve percorrere la corsia più libera a destra», pena sanzione pecuniaria e taglio di punti patente.

Il guidatore italiano pensa che la terza corsia sia appannaggio dei veicoli lenti

La colonna di auto che si forma al centro, oltre a vanificare investimenti miliardari, crea anche problemi di congestione per i flussi veicolari e, com’è naturale, di sicurezza. La maggior parte dei guidatori italici ritiene, probabilmente, che la corsia di destra sia appannaggio dei veicoli lenti: camion, autoarticolati, anche nei giorni in cui non possono percorrere le autostrade. L’italiano al volante pensa: e che sono lento io? Considerando così un’onta, un’umiliazione, muoversi sulla destra. Anche se poi, lentamente, trotterella in mezzo.

Da destra è possibile superare

Chi si ostina a guidare al centro, non sa che l’auto sulla corsia di destra può superarlo senza spostarsi a sinistra. È consentito. Con cinque minuti di lettura online, a cominciare dal sito della Polizia, ci si fa una cultura in materia. E si evitano guai. Così, magari, la finiamo con le occhiatacce di chi, disconoscendo le norme, ti vede sfilare alla sua destra e ti prende per un pirata.

Una volta al volante crediamo di essere dei potenziali piloti di F1

Quando un italiano si mette al volante, si considera un potenziale pilota di Formula 1: non ama essere sorpassato. Come Verstappen, tanto per fare un esempio non a caso. Ma quest’ultimo è un professionista della pista. E sa guidare piuttosto bene. Per la polizia intervenire è difficile, anche per il rischio di innescare situazioni pericolose quando c’è molto traffico. Bisognerebbe fermare le auto una ad una, con la massima cautela. Ma sorgerebbero questioni di organico e sarebbe necessario avviare una sorta di leva di massa nel corpo della stradale. Ironia a parte, cosa si può fare, oltre a quello che non sia stato già messo in atto, per risolvere questo deficit dei guidatori nostrani?

Va bene l’educazione alla sicurezza stradale, ma nell’immediato?

Insegnare questa materia nelle scuole è un passo importante, che sarebbe bene compiere in maniera strutturale. E sul momento? Se lo chiedono tanti addetti ai lavori. Forse, per lanciare una provocazione, il tempo degli annunci soft, educati, diffusi evitando di urtare la sensibilità di chi non conosce le regole, è finito. Si dicano le cose come stanno: caro guidatore, primo: non sei un pilota; secondo: leggi il Codice, perché la legge non ammette ignoranza.

Foto di Michael Gaida da Pixabay

OCL

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