Navigator a vista

Navigator

di Antonella Salvatore

Alcune settimane fa 2.980 navigator sono stati assunti dall’ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro) e hanno firmato un contratto con scadenza 30 aprile 2021. I cosiddetti navigator dovranno “navigare nel mare del lavoro”, orientare i candidati disoccupati. In particolare, obiettivo di questi nuovi professionisti del lavoro sarà dare nuova linfa ai centri per l’impiego e aiutare i beneficiare del cosiddetto reddito di cittadinanza.

Chi sono i navigator?

È stato richiesto che i candidati aspiranti navigator si iscrivessero entro lo scorso 8 maggio per partecipare al concorso. Le selezioni si sono svolte con test a risposta multipla, su dieci specifiche materie d’esame; tra queste vi sono state cultura generale, logica, economia aziendale. Nella settimana del 5 agosto i navigator sono stati in aula per la formazione, poi sono seguite le aule online e a settembre inizierà il training on the job presso i centri per l’impiego. Saranno sufficienti i test a risposta multipla per diventare navigator e risolvere il problema disoccupazione in Italia?

Il ruolo dei navigator all’estero

In che modo lavorano i navigator nel resto d’Europa? Nei paesi in cui i centri per l’impiego funzionano benissimo (ad esempio la Germania) i navigator affrontano quotidianamente due problemi fondamentali. Il primo: il rapporto con le aziende e il mondo del lavoro. I navigator esteri si occupano di studiare il mercato e di capire quello che serve alle aziende. Il secondo problema: la mancanza di competenze innovative che oggi devono essere costruite e sviluppate. I centri per l’impiego sono in contatto con scuole e università per trovare i candidati con le giuste competenze. In altre parole, all’estero i navigator sono il ponte che collega il mondo dell’istruzione con quello del lavoro.

I centri per l’impiego in Italia

Come mai all’estero i centri per l’impiego funzionano mentre da noi riescono a soddisfare appena il 3% della domanda dei candidati? La percentuale è così bassa non per la mancanza di navigator. Che ci piaccia o no, in Italia per trovare lavoro valgono prima di tutto relazioni e conoscenze. Inoltre, mentre Germania Francia e nord Europa hanno investito molto nelle politiche attive del lavoro e meno nel sostegno ai disoccupati, noi abbiamo fatto il contrario. La nostra politica è sempre stata più assistenzialista rispetto a quella degli altri paesi europei.

Il rapporto scuola – lavoro

Infine, il rapporto scuola-università e mercato del lavoro che spesso è inesistente. In molte regioni abbiamo disoccupati con competenze replicabili altrove e facilmente imitabili, mentre mancano le competenze tecnologiche e innovative richieste dalle aziende. L’istruzione, ancora prima che i navigator, potrà aiutare a costruire quelle skills tanto necessarie a rilanciare l’economia del nostro paese.

Photo credits: Antonella Salvatore

OCL

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