Università, le facoltà più richieste

Università facoltà richieste

di Serena Selvarolo, account

Luglio, tempo di scelte universitarie. Archiviati gli esami di maturità, milioni di ragazzi si trovano davanti ad una delle scelte che più di tutte, delineeranno il loro futuro. Quale facoltà scegliere? C’è chi arriva con le idee chiare, inseguendo magari il sogno nel cassetto custodito sin da piccoli come chi sa da sempre che da grande avrebbe fatto il medico oppure lo scienziato. C’è invece chi naviga nel buio, chi si trova davanti ad un bivio: lauree umanistiche o scientifiche? Chi sceglierà analizzando ogni singolo programma di studi, scandagliando tutte le materie alla ricerca di quella preferita che ne decreterà la decisione. Infine, chi metterà in campo una vera azione strategica e di prospettiva futura, con dati e ricerche alla mano sulle facoltà più gettonate, anche preferendo al proprio punto di vista quello del mercato, optando quindi per le lauree più richieste dalle aziende.

Le facoltà scientifiche hanno la meglio

Il trend, confermato dai recenti dati della XXI indagine Almalaurea, continua ad essere lo stesso degli ultimi anni. I laureati più richiesti dalle aziende nel nostro Paese sono gli ingegneri, quelli in economia e statistica e chi sceglie le professioni sanitarie. Le indagini del Consorzio Interuniversitario dimostrano infatti le differenze tra i diversi gruppi disciplinari dei laureati rispetto al tasso di occupazione a cinque anni dal conseguimento del titolo. Nel 2018, i laureati in Ingegneria sono occupati per il 93,2%, quelli in economia-statistica per l’89,6% seguiti dall’89,3 delle discipline sanitarie. Al di sotto della media invece, si pongono i laureati in discipline giuridiche, con un tasso di occupazione che si stalla al 76,7%.

Indirizzi sempre più verticali

Se è vero che l’Internet of Things è sempre più una realtà, è anche vero che sono le professioni connesse alla miriade delle sue applicazioni ad andare per la maggiore tra le ricerche attuali e future delle aziende. È in quest’ottica che uno studente alle prese con il percorso di orientamento dovrebbe guardare per capitalizzare le sue scelte universitarie. La digitalizzazione e la rivoluzione dei big data sta dando vita a nuove opportunità che è utile leggere in ottica di nuove competenze professionali. Stiamo procedendo verso un’elevata specializzazione e verticalizzazione delle skills richieste, molto tecniche ma al contempo in grado di avere quella sensibilità ed adattabilità ai cambiamenti che sono sempre più veloci. Il rapporto di Unioncamere – ANPAL, Sistema Informativo Excelsior, 2018 fa luce su quali siano le professioni più ricercate. Si va dagli analisti e progettisti di software agli ingegneri civili. Dai tecnici del markerting ed esperti di vendita ai professori di scuola secondaria superiore ed esperti nella progettazione di percorsi formativi. Grande appeal sembrano poi avere le professioni artistiche. Tra queste i registi, gli scenografi e gli sceneggiatori, a dimostrazione di quanto il settore audio-visivo sia in costante crescita. Dal lato medico-sanitario sono gli infermieri e le ostetriche ad acquisire un forte interesse per il mercato del lavoro, così come i fisioterapisti.

Studiare le reti tra digitale e relazionale

Aumentano i dati e la rete cresce a dismisura, un’ottima scelta è quella di diventare un esperto di Cybersecurity studiando Sicurezza Informatica. Sempre sul versante scientifico per chi avesse la mira di fare l’ingegnere, un ottimo indirizzo è quello di ingegneria informatica e dell’automazione. Lauree con livelli occupazionali altissimi, contratti a tempo indeterminato e stipendi sopra la media. Come abbiamo visto però anche i formatori e sociologi sono molto richiesti. E per tutti coloro che preferiscono le scienze umane e le parole ai numeri, il consiglio è di orientarsi su facoltà come Scienze del servizio sociale e Scienze della Formazione. Perché se è vero che la nostra società si sta sempre più specializzando è altresì vero che i sistemi che ne sono alla base divengono sempre più complessi. Da qui le aziende fanno molta fatica a gestire i rapporti umani e sociali dei propri componenti e si rivolgono sempre di più ad esperti nella gestione delle dinamiche di gruppo, facilitatori e formatori che possano fornire l’adozione di comportamenti maggiormente sostenibili sia per i datori di lavoro che per i dipendenti. I facilitatori coordinano i compiti e coinvolgono il gruppo aiutandolo nelle manifestazioni negative, motivandolo attraverso il concetto di intelligenza collettiva. Perché se le competenze tecniche stanno assumendo uno sviluppo sempre più verticale, gli scambi tra gli esseri umani devono procedere in modo più orizzontale possibile. Questo per rispondere alle esigenze del pensiero contemporaneo orientato all’interconnessione delle reti in senso tecnologico e, soprattutto, alla gestione delle reti di relazioni umane.

Foto di Nikolay Georgiev da Pixabay

OCL

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