Ripensare l’istruzione

Ripensare l'istruzione

di Antonella Salvatore

Ripensare il sistema dell’istruzione

Che il nostro sistema dell’istruzione debba essere ripensato è oramai un fatto che prende sempre più concretezza e consapevolezza nella mente di chi opera nel mondo scolastico e universitario. Quello che invece non è ancora chiaro è come. Cosa bisogna cambiare? Dobbiamo ripensare i programmi di studio o piuttosto le metodologie? Oppure entrambe le cose?

Re-imagining education

Forse le emozioni, la consapevolezza di sé e le soft skills possono essere i punti di partenza di un nuovo sistema scolastico-educativo in Italia.

Abbiamo parlato di questo all’incontro Re-imagining education, tenutosi a Roma presso la John Cabot University. L’evento organizzato dall’Institute for Entrenpreneurship (diretto dalla prof. Silvia Pulino), in collaborazione con Teach for Italy e Osservatorio Cultura Lavoro. Obiettivo per noi e per gli altri ospiti della tavola rotonda (Enactus, Inapp, Lazio Innova, Fondazione Mondo Digitale, CoderDojo): ripensare il sistema dell’istruzione nel nostro paese.

Gli studenti delle nostre scuole passano tanto tempo a studiare materie e nozioni di cui vedono la scarsa applicabilità nella vita e nel lavoro. I professori e i dirigenti scolastici comprendono sempre di più la necessità di percorsi di orientamento e interventi mirati, volti a costruire le soft skills dei ragazzi e a permettere loro di allenarle. Per non parlare poi delle tecnologie: non solo la conoscenza delle stesse ma la comprensione dell’impatto che esse avranno sulla vita, sulla scuola e sui lavori.

Le classi capovolte

Ripensare l’istruzione dalle cosiddette Flipped Classrooms, classi capovolte. Gli studenti fanno lezione a casa con materiale preparato dagli insegnanti, mentre apprendono in classe attraverso compiti ed esercizi, usando lavagne interattive, computer, tablet e smartphone.

Bambine a scuola di digitale e tecnologie

Ma l’istruzione va ripensata anche nel suo concetto culturale. Dobbiamo abbandonare il concetto del “pezzo di carta”. Dobbiamo rivedere le posizioni su discipline umanistiche per le ragazze e discipline scientifiche per i ragazzi. Un nuovo sistema scolastico-educativo deve prevedere il coinvolgimento delle bambine fin dall’infanzia nelle discipline STEM e nell’uso della tecnologia.

Allenamento di soft skills

Un altro esempio molto interessante, soprattutto per l’allenamento delle soft skills, è il programma del Challenge Day. Un programma nato per sviluppare l’empatia, ridurre i casi di bullismo e far capire ai bambini che gli esseri umani sono sempre interconnessi. Il Challenge Day prevede che gli studenti siano messi tutti insieme in uno stesso spazio, ad esempio in una palestra, e che siano inizialmente tutti dalla stessa parte di una linea. Poi una voce inizia con le domande. Ad esempio, “Ti sei mai sentito ferito da un amico? “ Sei mai stato bullizzatto? “Hai mai provato vergogna o paura?” e così via dicendo. Se la risposta è positiva, ai ragazzi viene chiesto di passare dall’altra parte della linea. A poco a poco, gli studenti oltrepassano tutti la linea e si ritrovano ancora tutti dalla stessa parte, bulli e bullizzati, consapevoli di essere tutti membri della stessa umanità e comunità.

A scuola di empatia

Tutte le domande hanno uno scopo preciso: far capire ai ragazzi che determinate sensazioni ed emozioni fanno parte della vita. I giovani studenti imparano che non occorre sentirsi né soli né isolati; vergogna, paura, frustrazione, rabbia, tristezza, solitudine sono sentimenti che tutti provano nella vita. Gli studenti capiscono la loro interconnessione col mondo e apprendono l’empatia. Proprio l’empatia è diventata una materia scolastica in Danimarca: un’ora a settimana per comprendere gli altri e le loro emozioni.

Mindfulness e interconnessione

Queste pratiche allenano i ragazzi ad affrontare la vita, i dolori e le gioie nello stesso modo, mantenendo quell’equilibrio che sarà fondamentale nella vita quotidiana così come in quella lavorativa. Essere interconnessi è uno degli aspetti della pratica di mindfulness. Una pratica fondamentale per creare cittadini consapevoli, esseri umani più equilibrati e solidi e quindi una società futura migliore. Tra i nuovi modi di ripensare il sistema dell’istruzione, troviamo la meditazione con un primo esperimento in Italia. Quando un bambino sbaglia o esprime rabbia nei confronti di un altro bambino non scatta la punizione ma la meditazione. Si insegna a riflettere sulla propria rabbia, a riportare la concentrazione sul momento e ad avere piena consapevolezza.

Foto di Maria Plateo

OCL

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: