Arte e intelligenza artificiale

arte intelligenza artificiale

di Giosuè Prezioso, docente e storico dell’arte

Arte e intelligenza artificiale: rischi e prospettive

“L’intelligenza artificiale (IA),” affermava Stephen Hawking “si configura essere come la cosa migliore, o peggiore, che possa succedere all’umanità”.

E vista la rapida crescita di questo mondo – che nel solo segmento delle start-up è cresciuto di 14 volte dal 2000 – è importante fare il punto, soprattutto in quelle discipline in cui l’humanhood – quanto è propriamente ‘umano’, ‘dell’uomo’ – è necessaria, o forse non più.

A dare ‘l’allarme è il sensazionale evento che ha interessato Christie’s – la più grande casa d’aste al mondo – nell’ottobre del 2018.

La vendita di un ritratto firmato da intelligenza artificiale, che ha battuto la cifra record di $ 432,500, 40 volte il prezzo di stima degli esperti.

Se la cifra resta essere abbastanza ‘moderata’ per gli standard dell’arte – tuttavia molto significativa per il campo – è il “x40” su cui bisognerebbe riflettere.

Questo valore, infatti, indica prima di tutto che gli esperti di Christie’s – fra i più prestigiosi e competenti al mondo – non si aspettavano una performance del genere – quotando infatti il pezzo fra i 7,000 e 10,000 dollari.

E poi la domanda, il virtuoso ping-pong nella sala newyorkese, che lascia intendere il generoso appetito del mercato in materia di IA.

A sette mesi da questa iconica vendita, pertanto, le domande da porsi sono tante.

Quale sarà il futuro per gli artisti?

Siamo – e se sì in quale – nuova corrente dell’arte?

C’è un nuovo gusto, una nuova estetica da indagare per arti ed artisti? Gli artisti, in questo nuovo panorama, che posto hanno/avranno?

Cosa ci dice questo orientamento del mercato sugli acquirenti, la loro estetica e le loro priorità d’acquisto?

Strano ma vero, qualcuno che potrebbe rispondere a tutte queste domande c’è.

E’ un Professore, Ahmed Elgammal e insegna alla Rutgers University – dettaglio che lascia intendere quanto anche l’accademia sia interessata a comprendere e a prendere attivamente parte a questa rivoluzione.

Negli ultimi cinque anni, infatti, ad Elgammal sono stati affidati fondi di ricerca mirati per istruire delle macchine a generare arte inedita, firmata da intelligenza artificiale.

“La macchina” spiega il professore, “riceve semplicemente le immagini [per poi cercare] d’imparare, da sé, come creare dell’arte di valore”.

Tutto, si legge in una descrizione, inserendo oltre 80.000 opere degli ultimi 500 anni in database dedicati, che creano così, con sistemi sofisticati, opere che sintetizzano i gusti, le tendenze e le caratteristiche dei movimenti più importanti degli ultimi cinque secoli.

L’intelligenza artificiale potrà cambiare il mondo dell’arte?

La ricerca di un’opera perfetta, si potrebbe osare…
E in effetti, nonostante l’arbitrarietà di giudizio, l’opera venduta da Christie’s mantiene una rispettabilità estetica, formale e tematica, che non ci ha messo molto a convincere acquirenti da tutto il mondo.

E l’avventura sembra essere solo all’inzio.

Il fenomeno IA è infatti così forte e rapido, che la storia dell’arte ha provveduto assegnandogli un nome per il movimento, il “GANismo”, dall’algoritmo più famoso che genera opere d’IA (Generative Adversarial Network).

Non che la storia dell’arte – così come altre discipline – non abbia già vissuto periodi così delicati – si pensi alla fotografia, per esempio – ma questa volta il confronto è fra intelligenze, non fra media.

L’obiettivo di Elgammel, così come per le diverse start-up che stanno facendo fortuna con questo mercato – prima fra tutte la francese Obvious – infatti, è quello di creare una ‘mente’.

Un centro di raccolta dati, tendenze e gusti, che spiazza la spontaneità e il sentire dell’artista, partorendo opere potenzialmente appetibili e puntuali per l’hic et nunc del mercato dell’arte.

E l’artista? Il pensatore di provincia che già oggi fa fatica a connettersi con il ‘WWW’? Come potrà sostenere la velocità e la sistematicità dei database di IA?

Come si sentirà di fronte all’algoritmizzazione di un’opera così studiata, complessa e sofisticata? Di fronte a ‘formule di bellezza’?

Da questa ‘artistomachia’ si delineano due strade.

La coesistenza di due intelligenze, umana ed artificiale?

Una, in cui si potrebbe assistere ad una complessa e tortuosa convivenza di entrambe le ‘intelligenze’, quella umana e quella artificiale.

Ed un’altra, che è quella che vede invece il risorgere ancora più forte e nostalgico delle arti e degli artisti.

Un risorgimento che è espressione dell’errore, della spontaneità e della sensibilità umana, di cui le macchine – si spera – mancheranno ancora per lungo.

Se il secondo scenario dovesse avverarsi, entreremmo in una fase in cui l’errore e il margine diventeranno ricchezza.

Potrebbero cancellarsi i decenni che stiamo vivendo, in cui, al contrario, si tende sempre più alla macchinizzazione e allo standard.

Siamo nel delinarsi di due Umanesimi.

Photo by Jhonis Martins from Pexels

OCL

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