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Il lavoro è smart

di Antonella Salvatore

Nella giornata in cui si celebra il lavoro parliamo di smart working, una delle forme di lavoro che sta prendendo sempre più piede nel mondo.

Non molto tempo fa la WordPress ha chiuso i propri uffici ammettendo di non averne più bisogno, dato che solo l’1% dei lavoratori si recava effettivamente sul posto di lavoro per lavorare.

Tutti gli altri lavorano da remoto, facendo comunque funzionare l’azienda benissimo, anche senza essere in sede.

I dipendenti WordPress sono smart workers.

Smart working o “lavoro agile”

La legge 81/2017 nel nostro paese si riferisce allo smart working come “lavoro agile”: un rapporto di lavoro subordinato, che si rifà al contratto collettivo, e che prevede accordi poi tra lavoratore ed azienda, ad esempio quanti giorni a settimana andare in azienda, quando essere reperibile e quando no.

Numerosi paesi hanno anche chiaramente definito il cosiddetto diritto alla disconnessione, ossia in Germania, nord Europa, sono concordate le fasce orarie in cui la persona deve essere disponibile, e quelle in cui può disconnettersi.

Il diritto alla disconnessione serve ad evitare che il lavoratore si senta obbligato ad essere sempre disponibile, quindi schiavo della tecnologia, quindi stressato e, alla lunga, poco efficiente e produttivo.

Le caratteristiche dello smart working

Intanto cominciamo col dire che lo smart working permette ai lavoratori di lavorare da remoto, di lavorare nei tempi e nei modi che preferiscono.

Lo smart worker è una figura responsabile ed evoluta, che decide di lavorare come e quando ritiene, senza tuttavia dimenticare le attività da portare avanti e gli obiettivi da raggiungere.

Il lavoratore può scegliere le modalità, i tempi e gli strumenti che preferisce, ma ha diritto allo stesso trattamento degli altri lavoratori.

Non è affatto vero che lo smart worker guadagna meno: lo stipendio non dipende dal tempo lavorato ma da attività da svolgere e obiettivi da raggiungere.

Certo, lo smart working non è semplice e non è sicuramente adatto a tutti.

Intanto, sono più idonei ad essere smart workers coloro che sanno organizzare il proprio lavoro e la propria giornata, quelli che sanno lavorare per obiettivi e per priorità.

Lo smart worker ha disciplina e non ha bisogno che qualcuno gli dica cosa fare e come farla.

Altro aspetto importante: lo smart worker deve definire bene quando inizia e finisce la sua giornata, per evitare di trascorrere 24 ore connesso e sotto pressione.

E’ indubbiamente più facile capire che la giornata lavorativa inizia entrando in ufficio e termina uscendo dall’ufficio: ma in che modo si definiscono l’inizio e la fine di un giorno lavorativo da smart worker?

Il lavoro italiano non è ancora smart

Numerose aziende multinazionali hanno aumentato il numero dei propri smart workers.

In questo modo, hanno reso più felice il proprio personale e ridotto notevolmente i propri costi interni.

La societa è sempre più liquida, e l’Italia del posto fisso sempre più lontana.
Ma il nostro paese è ancora molto distante dal mondo smart working già adottato negli altri paesi europei.

Il mondo privato è lontano dal cosiddetto “lavoro agile” ma lo è ancora di più la nostra pubblica amministrazione.

Quanto risparmio di tempo e costi per cittadini e lavoratori se una parte del lavoro pubblico diventasse smart?

Lo smart working richiede lavoratori evoluti, disciplinati, con forte senso di responsabilità.

Al tempo stesso, questa formula di lavoro subordinato necessita di imprese e organizzazioni che abbiano fiducia nei propri lavoratori e che non siano ossessionate dal senso del controllo.

Mentre l’Italia riflette ancora sul posto fisso e su come controllare i “furbetti”, il mondo futuro costruisce relazioni e crea lavoro da qualunque luogo.

La tecnologia, oltre che fare paura, può anche aumentare la produttività e migliorare il work-life balance dei lavoratori.

Photo by Avi Richards on Unsplash

OCL

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