Disconnessi

di Serena Selvarolo, key account

Il secondo down di Mark Zuckerberg

Domenica delle Palme, migliaia di persone che inviano e condividono auguri, foto, messaggi ma poco prima dell’ora di pranzo i social e l’app di messaggistica più amati e utilizzati da milioni di utenti in tutto il mondo, smettono di funzionare.

Facebook down, Instagram down e WhatsApp down

In pochi minuti tutto tace, c’è chi pensa che sia un problema di wi-fi, chi prova ad aggiornare le app, chi, quasi in preda ad un attacco di panico, accende e spegne continuamente lo smartphone, ma niente sembra fare effetto.

Dopo un mese dal blocco che aveva mandato in tilt la rete sembra proprio che Zuckerberg ci abbia fatto un altro scherzetto, peccato che il pesce d’aprile sia passato da un po’!

Un’ancora di salvezza per la fortuna dei social dipendenti c’è e si chiama Twitter. In pochi minuti, il social dimenticato, quello che tutti i trend di mercato danno per spacciato da mesi, trova nuova linfa e riprende vigore.

Seguendo i trendtopic in tempo reale si sorride per tweet di ogni genere ma, soprattutto, si riflette.

Persone che dicono di essersi accorti della presenza di altri essere umani nella loro casa, chi si ricorda di avere ancora la possibilità di chiamare per comunicare, chi implora Twitter in persona di non cedere alle lusinghe del signore dei social e mantenere la sua indipendenza per salvare il mondo.

Ma è sempre la Domenica delle Palme e chi crede, sente o va una volta l’anno in chiesa a prendere il ramoscello d’ulivo, legge come un segno il secondo down di Facebook e co.

Infatti, proprio il giorno prima, Papa Francesco esortava i giovani a non diventare schiavi degli smartphone.

Un’altra lettura

Analizzando invece quanto accade con la cartina tornasole del cambiamento culturale e sociale che la comunicazione, in particolare quella legata ai social, sta producendo nella nostra società, emerge che oggi, la comunicazione e la condivisione “live” della vita reale è conditio sine qua non del nostro modo di essere.

Una società sempre più connessa e, spesso, a livello patologico.

La connessione che disconnette

Ciò che avviene nel reale diventa sempre di più anche virtuale, il desiderio di condividere e connettersi con le tante cerchie di persone, è in costante aumento, al punto che molte persone necessitano di ritrovare attimi di silenzio nelle loro connesse vite.

Quanti di noi hanno vissuto un’esperienza bella o molto coinvolgente costantemente, o quasi, con lo smartphone in mano?

Quanti di noi hanno avuto poi la sensazione di non averla vissuto davvero, persi dietro la ripresa video o la condivisione in tempo reale sui social o nelle chat con amici e parenti?

La risposta la conosciamo tutti.

I rischi per i giovani

Viene definita nomophobia neologismo, nato dall’abbreviazione di “no-mobile-phone”, indica il terrore di rimanere sconnessi dalla rete mobile.

Dai dati di molte ricerche scientifiche emerge che l’80% dei giovani tra i 18 e i 29 anni va a dormire con il proprio dispositivo.

È notizia recente del preoccupante aumento dell’insonnia nei giovani.

I ricercatori del Rensselaer Polytechnic Institute (USA) hanno scoperto che un utilizzo prolungato di smartphone e tablet porta ad alterare la regolare produzione di melatonina, l’ormone del sonno, con conseguente ritorsioni negative sul nostro corpo.

In causa proprio i dispositivi mobili a dimostrazione dei risultati assenti effettuati invece su Pc e Tv.

Italiani sempre più connessi

Nel 2017 Audiweb attesta che l’internet audience ha raggiunto 24,2 milioni di utenti unici nel giorno medio, da diversi dispositivi, con una crescita di quasi il 9% rispetto al 2016.

Gli italiani si sono collegati per quasi due e ore e mezza al giorno, con una preferenza per l’accesso da mobile.

Le moderne funzionalità hanno reso il cellulare uno strumento quasi indispensabile e utilizzabile in ogni luogo e momento: casa, lavoro, auto, scooter, mezzi pubblici, parco, scuola, tempo libero con amici o fidanzati, mariti, mogli e compagni e soprattutto figli.

Oramai gli smartphone sono diventati un’estensione di noi stessi.

Il cambio di paradigma della comunicazione

Il futuro è alle porte e la Società 5.0 è già realtà.

La digital trasformation è al centro dei processi economici, politici e sociali e chi non si adegua resta inevitabilmente nel passato.

La Società 5.0 mira a responsabilizzare tutti, enfatizzando l’opportunità per ciascuno di partecipare attivamente e vivere in sicurezza, dando il proprio apporto per realizzare una nuova visione sociale ed economica. Opportunità data dall’accesso ai mezzi di comunicazione e sugellata dai social media.

Nel 1964 il sociologo canadese Marshall McLuhan pubblicava il libro che per 50 anni sarebbe stato la base per capire i meccanismi di comunicazione “Understanding Media: The Extensions of Man” in cui affermava che il medium era il messaggio.

In un’epoca in cui la democratizzazione dei mezzi di comunicazione è storia, dove ognuno può dire la sua, oggi l’affermazione del grande McLuhan non è più attuale.

Un nuovo paradigma si sta facendo sempre più strada ribaltando il concetto per essere coerente la comunicazione oggi.

Interconnessione, multicanalità, oggi è il messaggio che diventa efficace se viene declinato e veicolato attraverso i diversi media e relativi linguaggi.

Un ribaltamento completo che attesta che è il messaggio a dettare legge in quanto si è trasformato in medium.

Conseguenze e opportunità

Ogni ribaltamento della situazione si sa, provoca forti conseguenze nel bene e nel male.

Il cambiamento è spesso positivo perché sintomo di evoluzione, come ci insegnano le leggi dell’universo e la storia dell’umanità.

Ma ad un ribaltamento deve necessariamente seguire un tempo di assestamento e soprattutto, la ricerca di nuovi equilibri, fra uomo e macchina, fra medium e messaggi, fra la natura e progresso.

Il rischio che corriamo, altrimenti, è perdere l’opportunità di realizzare la nuova positiva visione.

Foto di Arek Socha da Pixabay

OCL

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